La partita del presidente Canonico si giocherà su scelte e risultati

La partita del presidente Canonico si giocherà su scelte e risultati

Si avvicina il tempo di ripartire. L’afa ha anestetizzato il clamore di una separazione che, forse, brucia ancora: quella con Zeman. Divergenze insanabili: questa la “sentenza inappellabile della Cassazione”. Il resto lo lasciamo alla storia. Che è maestra di vita e rende onore all’oggettività di una valutazione depurata dalle passioni contingenti. Il Maestro continuerà a suscitare dibattiti, è intrinseco nel suo status di leader carismatico di un’utopia futbolistica. Lui è così: prendere o lasciare. David Halberstam, giornalista americano, ha scritto nel libro “Air – La storia di Michael Jordan” che “(…) chi osservava da vicino Dean Smith (il coach di North Carolina, l’università in cui giocò MJ, un «santone» del College basketball che prima di Jordan però non aveva mai vinto un titolo NCAA, ndr) pensava che negli anni avesse deliberatamente scelto di perdere alcune partite che avrebbe potuto vincere semplicemente dando ai suoi giocatori maggiori libertà perché credeva che nel lungo periodo si andasse lontano lavorando come squadra e sacrificando l’individualità allo sforzo comune”. È la stessa impressione lasciata in carriera da Zeman facendo le debite differenze di sport, idee e ambiente.

Il boemo ha una filosofia monolitica, che non conosce “zone di grigio” e che si alimenta con il fuoco della devozione alla causa. Non sempre però questa si concilia con le attese dei presidenti. È quanto accaduto a Foggia, dove Canonico ha deciso di percorrere altre strade per coltivare le sue ambizioni. Il riferimento fatto dal patron ai gol presi nell’ultimo torneo ha scoperchiato il vaso di Pandora di un equivoco che ha le sue radici proprio nelle parole che l’imprenditore barese pronunciò a inizio stagione: “Ho chiesto al mister di farci divertire”, sostenne all’epoca. In realtà, l’obiettivo di ogni società è quello di vincere. Che non è antitetico al regalare anche spettacolo (Klopp trionfa da anni e il Liverpool è una frontiera avanzata di bel gioco) ma che è comunque prioritario. Ayrton Senna diceva che… “questa storia di competere non è altro che demagogia. L’importante è vincere. Tutto e sempre”. Un eccesso di arroganza, forse, che diventa però miscela esplosiva per raggiungere i grandi traguardi.

Senza Zeman l’“alibi” del godimento estetico è saltato, così come l’ombrello protettivo di una figura che in città è da sempre un’icona di speranza. Si partirà con nuovi protagonisti, a cominciare dal tecnico Boscaglia, che si confronteranno con una realtà complicata, orgogliosamente convinta di meritare altri palcoscenici, poco incline alla pazienza e che affida al calcio le uniche velleità di riscatto sociale. Il patron ha fatto “all in” su sé stesso e sul suo staff. Si è preso un notevole «rischio d’impresa» (riportare il Foggia in serie B) e vuole giocarsela a modo suo. Sarà la squadra del presidente, soltanto sua! “Non sono le nostre capacità a dimostrare quello che siamo, ma le nostre scelte”, ci ricorda Albus Silente, il mago più saggio della saga di Harry Potter. Ebbene, sarà proprio sulle scelte che verrà giudicato l’operato di Nicola Canonico. E sui risultati! Nessuno farà sconti, ora più che mai. Del resto ciò che conta è il Foggia. Perché – secondo un vecchio ma intramontabile adagio pallonaro – gli uomini passano, il club resta. Con i suoi colori e la sua gente, vera depositaria di un amore autentico e viscerale!