Un’insopprimibile e improrogabile esigenza di “normalità”
L’ottovolante delle emozioni ha “attentato” ancora una volta alla tranquillità del tifoso foggiano. Sempre in fibrillazione, perennemente impegnato a riscrivere ansie e sensazioni. Parliamo di cuore, ergo di amore. Non esiste amore senza sofferenza e forse senza follia. A Roma c’è il Sistina, un monumento del teatro italiano. Il Sistina è storia, è arte… il Sistina – però – è anche il ricordo di una colletta, quella organizzata dai tifosi della Roma nel dicembre del 1964, con la società indebitata e la trasferta di Vicenza a rischio. Passò la questua, furono raccolti denari. Fu una pagina d’amore e di stravaganza, quella che spesso ha maltrattato il cuore malandato d’intere generazioni di satanelli che non conoscono il significato della parola “normalità”. Si è aperta una nuova era in casa Foggia. Sorrisi, speranze, parole chiare, assolutamente da sposare nei principi generali che le sostengono. Parole alle quali – ovviamente – dovranno seguire i fatti, per i quali però servono pazienza e serenità, come auspicato dallo stesso patron Canonico. Sulla pazienza si può lavorare: la piazza foggiana è pervicacemente allergica a questo termine, ma le vicende dell’ultimo triennio hanno sfibrato il popolo rossonero, che ora sì… pretende serenità. La chiede con forza dopo aver visto prima l’eclissi dell’epoca sannelliana e dell’illusione cadetta con annessa rinascita forzata dalla «D», poi la “singolar tenzone” tra Felleca e Pintus condita da una categoria guadagnata solo a settembre e tre allenatori cambiati in venti giorni; infine il rigurgito di dubbi sulla prosecuzione del progetto strutturato proprio da Maria Assunta Pintus. Per il futuro, al dottor Canonico si chiede dunque – prima di ogni altra cosa – una sana, banale, magari anche noiosa normalità. Non nelle ambizioni… su quelle non si transige: sono il “green pass” di chi tifa Foggia, ma nella certezza che l’esistenza stessa del calcio a Foggia non debba essere messa in dubbio ogni anno da venti di bufera incontrollati. Un grande pensatore, Blaise Pascal, disse: “Ciò che misura la virtù di un uomo non sono gli sforzi ma la normalità”, mentre un altro “filosofo” contemporaneo un po’ diverso, appena più rock, Vasco Rossi, ha scritto in un suo libro: “La cosa più difficile non è essere dei fenomeni o degli eroi, la cosa più difficile è essere persone normali”. All’alba del new deal foggiano – dunque – l’auspicio è che Nicola Canonico porti al Foggia uno straziante, delirante, anche “barboso” contributo di normalità. Perché tanto all’eccezionalità provvederà sempre il grande cuore della gente rossonera!
PS: l’idea della colletta del teatro Sistina nacque in un contesto in cui la Roma aveva un passivo di due miliardi di lire, un deficit aggravato (rispetto a quello già pesante ereditato al momento dell’insediamento nel 1962) dagli acquisti onerosissimi che l’allora presidente giallorosso Marini Dettina aveva realizzato perché la sua Roma doveva rivaleggiare assolutamente con le grandi potenze del Nord.
Anche su questo – forse – ci sarebbe da meditare un po’…
1 commento
Nel calcio come in amore essere normali è come da te virgolettato BARBOSO. Il calcio, soprattutto a Foggia, ha bisogno di colpi di scena e di risultati. Il resto può andare bene a Bisceglie. Leggendo del Sig. Canonico non mi risulta abbia mai conseguito un dottorato, ma mi risulta essere un perito industriale. Quindi mi chiedo perche si continua a chiamarlo dott. Canonico e lui non smentisce mai.
Cordialità