La favola Cittadella può insegnarci qualcosa?
Dopo il grande successo contro la corazzata Monza di Silvio Berlusconi, si fa un gran parlare del “miracolo” Cittadella.
È effettivamente il suo momento, piccola cittadina medievale del padovano, da molti anni stabilmente in serie B, nessun grande nome ma, come spesso accade per queste realtà, grande pianificazione, spese oculate, competenze, e, cosa non da poco, nessuna pressione.
Ed ecco che il risultato è una finale inaspettata (forse non dalla dirigenza veneta) contro il Venezia di Zanetti.
Cosa possiamo imparare, o meglio, avremmo la possibilità di imparare da questa bella favola?
Che avere tanti soldi non è l’unica condizione per fare bene, ( Monza docet), che servono professionalità, serve equilibrio e razionalità, serve pazienza e comprensione dalla piazza.
Ingredienti presenti in una piazza “pacata” come Cittadella (ma potremmo citare altri esempi, a partire dal Chievo, esempio più lampante di grande competenza calcistica, o l’Albinoleffe di qualche anno fa, o ancora, l’Empoli di patron Corsi).
Bene, ora la domanda che ci dovremmo tutti porre è “ma possiamo sovrapporre l’esperienza Cittadella ad una piazza come Foggia?”, la risposta più logica è “certamente, è un’esperienza vincente, pertanto perché no?”…ma perché Foggia non è Cittadella o Albinoleffe, Foggia è altro, e forse è anche la nostra “croce”.
Intendiamoci, va attinto dalle esperienze positive tutto ciò che è compatibile con il contesto foggiano.
Il settore giovanile è un imperativo, non solo per sopravvivere, ma anche per un risvolto sociale che coinvolga tutta la provincia.
Ma la domanda che da sempre ci poniamo è “il foggiano ha pazienza?”
Inutile negarlo, se l’anno prossimo il Foggia dovesse soltanto sensibilmente migliorare la propria posizione in classifica, passando da un nono ad un ipotetico settimo posto, ma nel frattempo avesse ottenuto grandi risultati sotto il punto di vista del settore giovanile e, perché no, dell’impiantistica, quale sarebbe la reazione della stampa e della tifoseria?
“Fallimento! Vogliamo i soldi sul bancone!”
Serve più maturità ma non la si ottiene dall’oggi al domani. È vero, si dovrà pur partire in questo percorso virtuoso, ma oggi la realtà è ben distante da quella che forse molti auspicano.
Un campionato di serie C richiede ingenti somme (bellissimi i buoni propositi ma servono anche investimenti attenti), e poche entrate (e con la pandemia si sono ridotte al lumicino), ma serve tanto altro per avere quella stabilità che eviti di pensare ogni anno a cordate o fideiussioni di improbabili investitori (comprese flotte navali). Ed è altrettanto vero che una grande tifoseria com’è la nostra non si accontenta dei piccoli passi, ma pretende l’exploit che scaldi i cuori.
E allora gli ingredienti per Foggia sono certamente investimenti, oculati, mirati, ma serve conoscenza tecnica, del territorio, ampio, di Capitanata, e dall’altra parte, cioè dalla piazza, sostegno e pazienza. La fiducia però va conquistata, e la società targata Pintus lo sa bene, il foggiano è passionale, esigente ma conosce il calcio, e come potrebbe essere altrimenti, pertanto soltanto coi fatti questa società ha la possibilità di avere il sostegno necessario per operare con serenità per il bene dei rossoneri.