Intervista a Pino Campagna: il mio Foggia, Felleca e il “re del grano” Casillo

Intervista a Pino Campagna: il mio Foggia, Felleca e il “re del grano” Casillo

Pino Campagna, lo storico papy-ultras di Zelig e tifoso vip del Calcio Foggia, ha risposto ad alcune nostre domande che riportiamo di seguito:

Ciao Pino, innanzitutto un tuo ricordo a Pasquale Casillo.

“Sono molto costernato per la dipartita del “re del grano”, io lo considero il re del grano, colui che ha portato tutto il popolo rossonero in orbita negli anni ’90 con i grandi calciatori che avevamo come Kolyvanov, Rambaudi, Signori e Baiano. Con Zeman è nata la “Zemanlandia” ovvero il “Favoliere delle Puglie”, proprio perché la squadra era una favola costruita da un grandissimo allenatore, che dopo Umberto Giordano credo avrà una statua a Foggia… Ma anche Don Pasquale, lui era un trascinatore, una persona carismatica, parlava “alla napoletana”, aveva le idee molto chiare e diceva: “faccio lo stadio di centocinquantamila spettatori”; poi a prescindere da quello che gli è capitato, i decorsi un po’ più scuri e bui che ha attraversato. Devo dire di essere molto addolorato per la sua morte ma rimane una grande figura.”

Tu invece come stai e quali progetti hai in cantiere per questo 2020-21?

“Con quello che abbiamo passato siamo stati tutti “lockdownizzati”, usiamo questo termine inglese anche se non mi piace trasformare le parole dall’italiano… Abbiamo superato questo periodo e ci siamo rimessi più o meno in cammino, anche se il virus sta ancora serpeggiando tra di noi. Il covid ha abbattuto l’economia, specialmente nel Sud dove c’era già poco lavoro e sono arrivati molti immigrati! Foggia è una città che non muore mai, si è sempre difesa con i denti anche se i politici che l’hanno amministrata le hanno voluto poco bene, avrebbero potuto e possono fare molto di più.  

I miei progetti sono sempre relativi al 2021 perché essendo stati sotto l’effetto del virus, il mondo dello spettacolo ha subito enormi danni dai cantanti alle orchestre fino agli attori comici; tutti abbiamo trascorso un periodo bruttissimo!  Io, personalmente, ho perso tante date che saranno recuperate nel 2021, sperando che il virus si faccia un po’ i cazzi suoi (ride ndr) e sparisca dai cosiddetti “zebedei”, così come dicono a Foggia in dialetto. Questi progetti spero prendano corpo, c’era una canzone per… però non voglio dire nulla, non ne voglio parlare anzi non ne parliamo proprio. Quando si chiacchiera si porta sfiga e io di sfiga ne ho due giga, questa frase c’era anche in una mia canzone, per cui è meglio non parlare. Ho spettacoli teatrali da portare in giro e vediamo se riusciamo a dare un senso a questo film che ho da cinque anni nel cassetto; infatti ho aperto il cassetto della scrivania e ho trovato degli champignon e mi pare ci fossero anche altri tipi di funghi. Ho il sogno di fare un film prima di morire, sarebbe il mio primo bel film, vediamo di riuscirci!”

Come hai vissuto il periodo post lockdown, è stato difficile riprendere a svolgere la tua professione con le restrizioni e alcuni cambiamenti?

“Sono stato buono buono a casa e ho fatto i miei test sierologici, tutti negativi ovviamente. Diciamo che il virus non ci ha fatto migliorare anzi ci ha fatto incazzare un po’ di più. Poi al covid, si associano il corso degli immigrati e quello che sta succedendo a Foggia: una città sempre più sporca e ho letto di Landella che è passato alla Lega. Ma ancora questo recovery fund e tutte le direttive di Conte, che con i soldi che ha promesso, secondo me, Celenza Valfortore diventerà Los Angeles. Hanno detto un casino di cose: mancano i reagenti ai tamponi? Non è vero, perché io da buon foggiano, se uno mi tampona il primo reagente “è nu schiaffon ind a faccia”! Ora si parla del problema della scuola e dei banchi con le rotelle o senza, i monopattini affinché i ragazzi siano più veloci nell’apprendimento… Quindi problemi su problemi. Il virus non ci ha resi migliori, meno male che abbiamo la forza di reagire tipica dell’italiano medio che è fatto così come anche il meridionale. Si va sempre a scavare in fondo al barile al fine di trovare le forze necessarie per reagire. Le restrizioni ormai sono un po’ cambiate e spero di uscire da questo incubo: la gente non ne può più! Quando parli con la mascherina e devi chiedere un’ informazione alla posta, tutti hanno la mascherina, poi c’è un vetro spesso in plexiglas e l’operatore indossa la mascherina, morale della favola: non si capisce niente! Siamo diventati anche incompresi, ci hanno imbavagliati per non parlare più e a stento sorridiamo con gli occhi, la mia speranza è di togliere questo bavaglio al più presto e di essere più liberi.”

Cosa ne pensi della questione societaria del Foggia e come vedi la prossima stagione?

“La società del Foggia è sempre stata molto forte, Felleca è colui che ha preso i satanelli per i capelli per non fare affossare la squadra nelle profondità più oscure. Ci ha tenuti in vita e questa grandissima persona che è Felleca si è circondato anche di un bel gruppo di gente, tra cui Pelusi. La cassazione dovrebbe pronunciarsi in merito alla definitiva promozione del Foggia, ma penso che non ci saranno problemi perché al Bitonto toglieranno punti e noi concluderemo da primi! Loro sono a Trevi, non nella fontana, sono proprio a Trevi per cominciare gli allenamenti; vedo pochi giocatori ma spero che gli altri arrivino al più presto. L’augurio che può fare uno come me, che per il Foggia ha scritto sette-otto inni, è quello di poter mettere su un complesso calcistico degno della serie C e di fare un campionato di media-alta classifica per poi puntare il prossimo anno alla serie B. Senza ombra di dubbio credo che questo avverrà perché c’è una società seria e le società serie lavorano in questa maniera. Il popolo rossonero non merita nemmeno la B ma la A, io abitando qui al Nord, sono stato a Novara, Brescia e in altre zone a fare delle trasferte e ho visto che c’erano più tifosi rossoneri che tifosi di casa. La gente a Brescia si chiedeva: “ma come mai avete tutto questo tifo?” e io rispondevo “fatti i cazzi tuoi” nel nostro dialetto.  Foggia ha un pubblico che tanti vogliono avere, specialmente nelle trasferte; vorrei abbracciare tutti questi ragazzi che nutrono un amore così profondo e commovente per la propria terra!”

Il 2020 è l’anno del centenario, puoi raccontarci qualche tuo aneddoto da tifoso rossonero?

“Il centenario è stato un po’ festeggiato in sordina, la mia ultima uscita a Foggia risale a qualche mese fa, quando feci un giro di campo allo Zac. La curva sud mi fece dei cori pazzeschi, ho riso tanto in quell’occasione; sono stato accompagnato da Felleca, il quale mi regalò una bottiglia di vino nero di Troia, che conservo ancora qui sulla scrivania del mio studio e che non stappo con la speranza di brindare alla promozione quando ci sarà l’ufficialità. Un altro aneddoto che ricordo risale ai tempi di Nocera, ero un ragazzino. Mio papà mi metteva sulle spalle per guardare la partita aggrappato alla retina della curva. Io per entrare a Foggia-Inter 3-2 dovetti prendere il biglietto che mi passò mio padre, era già stato staccato quindi era carente della parte antecedente, quella dove vi era la matrice. Così io presi da un signore l’altra metà e con della colla ricavai il mio biglietto che mi permise di assistere ad una partita storica contro una squadra storica che vantava giocatori del calibro di Suarez e Mazzola. Era l’Inter che aveva vinto la Coppa Campioni ma che si piegò al Foggia di Cosimo Vittorio Nocera, il quale siglò due gol bellissimi, era una stella che brillava nel firmamento del calcio foggiano. Un altro episodio che risale proprio a quella partita riguarda il portiere rossonero Moschioni, che a fine gara scavalcò la retina e riuscì a salire in curva dove picchiò letteralmente un tifoso che per tutta la gara lo aveva riempito di parolacce; io ero lì a due passi… Sto andando troppo indietro con i ricordi!”

Grazie Pino

“Grazie a voi di FoggiaGol, Pino Campagna è sempre con voi, sembro Papa Francesco che scrive un’enciclica ma sono solamente sdraiato sul mio divano milanese in mutande… Auguro il meglio del meglio al mio Foggia, al mio grande Foggia. Ciao uagliù! Un saluto particolare al direttore Errichiello e a tre carissimi amici quali Scarano, Vigilante e Mangano.”

Ringraziamo Pino Campagna per la disponibilità.

 

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