Oberdan Biagioni e il ricordo di Don Pasquale Casillo
Una giornata triste, quella odierna, per il calcio rossonero che proprio nell’anno del centenario piange la scomparsa dell’ex Presidente del Foggia calcio Pasquale Casillo che ha scritto pagine indimenticabili del calcio foggiano. Nell’occasione Oberdan Biagioni, che nell’era Casillo ha vestito la maglia del Foggia in serie A, ha voluto ricordarlo attraverso le colonne della nostra testata Foggiagol.it.
Il tuo ricordo di Don Pasquale Casillo?
“Il mio approccio con Don Pasquale fu quando decidemmo di fare il matrimonio con il Foggia e lui personalmente venne a Roma a prendermi con il suo jet e da lì cominciò una sorta di simpatia perchè comunque era un personaggio molto simpatico che aveva sempre la battuta pronta e molto sorridente che ti rubava l’attenzione”.
Che ricordi hai della tua permanenza a Foggia con lui alla Presidenza?
“Credo che in quel periodo con lui e il suo staff Foggia era una delle Società più organizzate dove tutti lavoravano nel modo giusto ed i risultati erano il frutto anche di questa organizzazione. Non era una persona che si faceva condizionare più di tanto dall’ambiente e non amava interferire nelle questioni tecniche con l’allenatore e dava la possibilità a tutti di rendere al meglio creando poi Zemanlandia di cui tutti parlavano anche a livello internazionale. Con l’aiuto dell’allenatore, del Direttore ma senza un grande Presidente che credeva fermamente nel progetto non vai molto lontano e lui fu capace di dare un’impronta importante a tutta l’organizzazione come poche squadre in quel momento in serie A avevano”.
Tu arrivasti a Foggia dopo la rivoluzione di quella formazione che in squadra aveva il trio delle meraviglie Rambaudi-Baiano-Signori. Come nasce il miracolo di quella stagione?
“Nasce da uno scouting importante che fu opera di Peppino Pavone e di un allenatore Zeman che era tra i migliori sotto il profilo tecnico tattico. E comunque la sapienza di calciatori che venivano da categorie inferiori che da lì a poco dopo due mesi furono in grado di reggere botta la capacità del direttore e del tecnico di scegliere elementi che sarebbero stati in grado di affrontare un campionato difficile come la massima serie. Quello credo sia stato il vero miracolo, la vera svolta del calcio italiano grazie al coraggio che ebbe Casillo dandoci fiducia e dell’allenatore che ci mandava in campo. Chissà quanti Presidenti avrebbero scommesso a quella maniera”.
Il miracolo di Zemanlandia fu tutto merito del tecnico boemo o anche Casillo ebbe un ruolo determinante nei vostri risultati?
“Il Presidente era equilibrato. Lui all’interno dello spogliatoio era sempre dalla parte di noi calciatori e di Zeman ma era anche un Presidente esigente che se le cose non andavano ad una certa maniera la sua presenza era determinante e faceva la voce grossa ed era determinante per il nostro atteggiamento non solo in campo ma anche all’esterno. Ricordo dopo le prime tre partite di campionato perdemmo a Milano, Napoli e Roma ed eravamo a zero punti e lui ci chiamò in sede al martedì al ritorno da Roma e ci regalò un premio e ci meravigliò perchè aspettavamo di essere bastonati e lui con quel gesto volle tranquillizzarci e darci serenità e da lì poi crescemmo e lui ebbe ragione”.
Se dovessi ricordare Pasquale Casillo con un aneddoto simpatico?
“Specialmente i primi tempi prima di andare in campo nel pullman, durante le trasferte o prima delle gare interne, lui amava scommettere con noi che se vincevamo pagava lui il premio e se perdevamo toccava a noi pagare Era molto simpatico, sempre vicino a noi, aveva una forte personalità molto carismatico ma sapeva tenere anche molto le distanze quando i momenti lo richiedevano”.
Tiziano Errichiello